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Il bando del 6° Premio "Mauro Gavinelli"
La premiazione
Legnano - Domenica 17 giugno a Palazzo Leone da Perego è stato assegnato il premio Mauro Gavinelli a Silla Gambardella. 25 anni, giornalista praticante nella redazione di alcuni mensili specializzati in ciclismo delleditore romano La Cuba.
Silla Gambardella ha partecipato al concorso con larticolo intitolato Unimpresa dopo i giorni più duri apparso su Cycling pro nel numero di novembre 2006.
Nella motivazione della Giuria si legge: Il servizio racconta limpresa più difficile del campione Paolo Bettini: la vittoria al Giro di Lombardia due settimane dopo la morte del fratello. Una sfida non solo sportiva ma anche umana. Gambardella è stato capace di tenere assieme proprio questi due aspetti. Senza sbavature retoriche, dimostrando una grande capacità di equilibrio, ha saputo raccontare la fatica agonistica ed interiore di uno sportivo e di un uomo. Lamarezza dopo il lutto, la tentazione di mollare tutto. Poi lincoraggiamento della famiglia, la decisione di provarci, il calore dei tifosi. Ed infine la vittoria. Larticolo si fa inoltre apprezzare per il modo con cui è costruito. Un pezzo di bravura, scritto con lo stile delle inchieste di altri tempi.
Inoltre, la Giuria ha deciso di assegnare il premio Reportage di viaggio a Damiano Beltrami. 25enne, giornalista praticante con il suo ampio servizio apparso sulla testata della scuola di giornalismo De Martino www.ifgonline.it dal titolo Chinatown orgoglio e pregiudizio, Beltrami ci conduce nel quartiere milanese di Paolo Sarpi. Dopo la rivolta dei commercianti cinesi contro i vigili urbani si legge nella motivazione -, lautore cerca di comprendere i motivi che hanno scatenato la protesta. Ne viene fuori un racconto corale dove alle voci dei negozianti che voglio soltanto poter lavorare fanno da contro-canto quelle dei residenti esasperati dalla difficile convivenza con i carrelli per lo scarico e carico delle merci, dei camioncini in doppia fila. Il risultato però più interessante del lavoro di Beltrami è il ritratto di una comunità, quella cinese, molto meno misteriosa di come viene dipinta. Linchiesta diventa quindi anche una sorta di vaglio dei nostri luoghi comuni.
Infine la Giuria ha voluto segnalare altri tre concorrenti:
Anna Casanova che ha scritto larticolo Attori per caso (e per ridere), sul numero di aprile di Popoli, mensile di approfondimento sui temi internazionali legato alla congregazione dei Gesuiti. Si tratta della storia di una laboratorio teatrale fatto da attori stranieri non professionisti. Unoccasione per riflettere su schematismi, pregiudizi e diffidenze con cui italiani e immigrati si guardano.
Francesco Moscatelli e Giacomo Fasola autori del servizio Laltra Cadorna. In tenda con i clochard, pubblicato su MM, mensile del master di giornalismo dellUniversità degli Studi di Milano. Appassionato racconto sulla vita dei senza tetto che popolano la stazione Fnm Cadorna quando i pendolari se ne vanno.
La sesta edizione del premio conferma quanta passione, curiosità, capacità professionale siano diffuse tra i giovani professionisti che iniziano questo mestiere. 41 i concorrenti. Molti gli studenti dalle scuole di giornalismo. Un dato significativo. La vera novità di questa edizione. Sei anni fa, quando organizzamo per la prima volta questo concorso, il giornalismo non si insegnava negli atenei.
La scuola dellOrdine, il master post lauream della Cattolica davano la possibilità di accedere alla professione sostituendo il praticantato nelle aziende editoriali. Ma i posti erano limitati. Oggi, invece, le opportunità si sono moltiplicate. Un bene o un male? I detrattori sostengono che, per effetto di questa scelta, fra qualche anno troveremo fuori dalle redazioni solo nuovi precari. E certamente un pericolo reale, considerato anche il mercato editoriale ancora parecchio ingessato del nostro Paese. Tuttavia, noi pensiamo che lingresso a pieno titolo della professione giornalistica nel mondo universitario abbia avuto se non altro il merito di fare piazza pulita di un luogo comune. Quel luogo comune che diceva: giornalisti si nasce. E che spesso voleva dire: giornalisti si nasce da altri giornalisti. Ora, invece, si riconosce che giornalisti si può diventare, così come si può diventare avvocati, ingeneri, insegnanti. Ovviamente, che poi si riesca ad esercitare veramente la professione è un altro paio di maniche . Ci sembra comunque un bel passo in vanti. E a giudicare anche dal livello dei lavori che proprio dalle scuole sono arrivati a questo concorso, ciò ci fa sperare anche per il futuro di questa professione.
Infatti, per la prima volta, tra i 37 articoli in concorso, ben nove sono stati pubblicati su testate legate ai master o a scuole di giornalismo. Resta comunque ben rappresentata anche la stampa di consumo, quella che si trova in edicola. Presenti tutti i principali quotidiani nazionali ma di origine milanese (Corriere, Avvenire, Il Giorno, un quotidiano di origine invece romana come La Repubblica), i giornali di provincia, un patrimonio importantissimo della nostra regione, La Prealpina, La Provincia di Varese, La Gazzetta di Mantova, Il Cittadino del Lodigiano. Diverse anche le testate on line, ma con leccezione della Voce dItalia, tutte le altre sono legate alle scuole di cui parlavamo. Qualche periodico di approfondimento e di settore. Infine anche la stampa gratuita, EPolis, unaltra novità editoriale di questi ultimi anni.
Gli aspiranti giornalisti che si stanno formando a scuola e quelli che si stanno facendo le ossa sul campo, tutti piuttosto giovani letà media non supera i 26 anni si sono confrontati sui diversi aspetti delle realtà lombarda. Come è noto, infatti, il Premio non stabilisce alcun restrizione agli argomenti. Non vorremmo però passare come quelle maestrine che assegnavano a scuola il tema libero, quando erano a corto di idee. Quella scelta dipende piuttosto dalla nostra volontà di incoraggiare quanti più giovani possibile a partecipare e a dimostrare la loro abilità. Inoltre proprio questa scelta ha prodotto anche un piacevole effetto collaterale. Quella libertà ci ha restituito negli anni un ritratto della nostra regione a tutto tondo, di scoprire tante piccole storie che si perdono nellinformazione quotidiana e che, invece, qui raccolte e concentrate, raccontano che cosa sta diventando la Lombardia, forse meglio di molte ricerche sociologiche.
Si scopre, ad esempio, che nei mercati in provincia gli ambulanti cinesi stanno facendo piazza pulita dei concorrenti autoctoni perché riescono a tenere più bassi i prezzi. Che anche i cinesi muoiono e non finiscono negli involtini primavera, come una bieca legenda metropolitana vorrebbe. Che dietro alla protesta di via Paolo Sarpi, la Chinatown di Milano dove sono sventolate le bandiere rosse qualche mese fa dopo una multa, cerano gli effetti di una deregulation annosa.
Non solo. Si capisce che gli immigrati non sono più solo poveracci: i loro figli vanno a scuola, e spesso con risultati migliori dei nostri; si capisce che proprio i vu cumprà hanno imparato a ridere di noi e pure di loro stessi.
Si apprende pure che, nellepicentro della globalizzazione in Italia, nella regione con la più altra percentuale di straneri e con il maggior numero di imprenditori che delocalizza, cè anche un forte attaccamento alle tradizioni antiche. Così, ad esempio, a Schignano in Val DIntelvi il Carnevale ricorda quando erano gli scalpellini comaschi ad emigrare e a cercare fortuna altrove.
E ancora che cosa sta succedendo nelle periferie urbane dove i grandi progetti immobiliari non tengono in nessun conto le esigenze della gente che vi abita. Oppure quali sono i veri campioni dello sport che ancora commuovono la gente con le loro imprese.
Sono solo alcune delle storie raccontate negli articoli in concorso che dimostrano quanto prezioso sia i lavoro di questi giornalisti. Un lavoro condotto spesso per strada, in mezzo alla gente, lontano dalle stanze del potere, dalle assemblee di confindustria o dai congressi di partito, molto frequentati dai professionisti più affermati. Un lavoro umile, un volo radente sulla realtà come dicevano, capace di illuminare quelle parti che sono messe spesso in ombra.
Francesco Chiavarini
Presidente del G.A.G