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Mauro Gavinelli

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Mauro Gavinelli,
un cronista dallo stile "inglese"

di Gianni Borsa


Per ricordare un giornalista scomparso in genere si parte dagli scritti, dai suoi articoli dalle sue inchieste, cercando li le capacità professionali, lo "stile", ma anche il tratto professionale e umano che si vuol sottolineare.
Si potrebbe fare altrettanto per Mauro Gavinelli, tra le firme note dell'Altomilanese, vice caporedattore de "La Prealpina", morto il 7 agosto 2000 in un ospedale di Jena, in Germania; era ricoverato per l'ennesimo intervento chirurgico col quale sperava di combattere il ritorno di un tumore che, fra alterne vicende, lo tormentava da otto anni. Classe 1952, aveva cominciato a bazzicare la redazione legnanese del settimanale cattolico "Luce" nel 1969, divenendone ben presto il perno.
Nel 1975 il passaggio al quotidiano varesino, dove aveva risalito la scala gerarchica, diventando il punto di riferimento della redazione di Legnano, la sua città, che conosceva in ogni aspetto e che ha raccontato in lungo e in largo sotto il profilo sociale, politico e culturale. Ma facendo scorrere la memoria sull'amicizia che mi ha legato a Mauro dalla metà degli anni '80, io non posso fare a meno di rammentare le prime chiacchierate al "Luce" o in "Prealpina", i consigli che gli chiedevo - da neofita della carta stampata - sul mondo dell'informazione. E poi la comune amicizia con don Gilberto Donnini, allora responsabile delle Comunicazioni sociali della Diocesi di Milano nonché addetto stampa dell'Arcivescovo, e il confronto emerso a partire dalle due lettere pastorali dedicate da Carlo Maria Martini alla comunicazione e ai mass-media.

Ho impresso nella mente il suo tono comunque pacato, il continuo riferimento ai "fatti" alla "gente", quasi che ogni pensiero, ogni idea, ogni punto di vista dovesse fondarsi su uno spicchio di cronaca, su uno scorcio di vita vissuta.
Riusciva ad ascoltare a lungo gli interlocutori, con una pazienza che talvolta mi pareva persino eccessiva; rifletteva sugli eventi - per esempio sulla politica della nostra città - con un disincanto e un raziocinio che non sempre sapevo apprezzare; infatti gli capitava di rimproverarmi un eccesso di coinvolgimento e non condivideva (pur senza dargli eccessivo peso) certi miei giudizi affrettati talune prese di posizione che travalicavano il ruolo del cronista.
Mauro amava uno stile "inglese", quasi signorile di giornalismo, che cercava di realizzare ogni giorno col suo lavoro. D'altro canto mi piacevano certe sue uscite sdrammatizzanti, certe risate sonore generate da una sua stessa battuta, gli scatti d'ira contro il potente di turno che s'era fatto vivo in redazione con una telefonata di fuoco, le sfuriate ai danni del solito collaboratore impreciso o ritardatario. In questi frangenti abbracciava il più genuino tratto "mediterraneo" e, urlando, prometteva saette. Sì, era anche cosi Gavinelli, un po' "british" e un po' ruspante, posato e talvolta collerico, affabile ma a tratti spigoloso. Gli piaceva - anzi, amava - il suo lavoro (aveva pure fondato e presieduto per diversi anni il Gruppo Altomilanese Giornalisti), per il quale si spendeva con generosità. E, più ancora, amava la famiglia, la moglie Yvonne e i figli Italo e Giacomo; nei suoi discorsi extra-professionali questi tre nomi, assieme a quello della mamma Sergia, ricorrevano in continuazione. Non capita spesso di trovare una persona che sappia mettere al centro della propria attenzione i familiari, quasi fossero una musa ispiratrice, un bene da salvaguardare, un patrimonio da valorizzare. Uguale rispetto e attaccamento Mauro dimostrava verso gli amici e le persone che stimava.

Ricordo che il giorno del suo primo ricovero all'ospedale di Legnano, nel novembre 1992, nonostante le mille preoccupazioni che certamente albergavano nella sua mente, aveva fatto visita a mia moglie e al sottoscritto nel reparto maternità dello stesso nosocomio: si era a lungo intrattenuto per vedere la piccola Giorgia, nata da poche ore, per raccontarci il bello e il difficile del mestiere di genitore. Poi avevamo scambiato pareri sull'ultimissimo evento di "nera" e su qualche politico indagato per Mani Pulite, aveva sparato le immancabili battute sul calcio che per lui era un hobby, una passione, un'occasione per fare volontariato sportivo allenando una squadra di giovani.

Di recente avevamo lavorato gomito a gomito per creare alcune occasioni formative per giovani giornalisti: alla crescita e all'aggiornamento professionale credeva veramente. Stavamo inoltre progettando - ma l'idea era stata sua - una ricerca storica sull'economia legnanese a partire dal ruolo svolto dal fiume Olona, la "culla" dell'industria nella nostra zona (la storia, così come la musica, erano altri capitoli della sua biografia). Non capivo, a questo riguardo, certe sue garbate insistenze, la voglia di "fare in fretta": probabilmente il periodico ripresentarsi del male stava lasciando un segno... Ora, a circa due mesi di distanza dall'ultimo addio, "La Prealpina", il Gruppo Altomilanese Giornalisti e la parrocchia di San Paolo in Legnano (che frequentava attivamente) stanno progettando qualche iniziativa per ricordare la figura di Gavinelli.

Le attestazioni di stima seguite alla scomparsa hanno peraltro già messo in luce le tante qualità di Mauro, come uomo, come giornalista. Se ne possono citare almeno due.
Giorgio D'Ilario, già responsabile della redazione legnanese de "La Prealpina", ha parlato di Gavinelli - al termine del rito funebre - definendolo "un giornalista serio, obiettivo, capace e scrupoloso, in grado di sdrammatizzare le polemiche, cercando di andare sempre alla radice dei problemi, degli avvenimenti, della verità, anche con giuste critiche, non curandosi se potevano essere sgradite a qualcuno".
Monsignor Franco Monticelli, nell'omelia del funerale, ha ringraziato "Mauro per la splendida testimonianza di uomo, di cristiano, di professionista che ci ha donato. Hai trafficato perfettamente - ha affermato il prelato - i tanti talenti di cui il Signore ha arricchito la tua persona. Sei stato buono, dignitoso sempre, leale con tutti, coraggioso davanti alle gravi difficoltà anticonformista sino ad affrontare incomprensioni, appassionato per la tua professione: col tuo modo di esercitarla hai lasciato un insegnamento a chi vi si dedica".
Al di là della cronaca e degli avvenimenti che passano, hai sempre saputo vedere la persona e i suoi rapporti, la vita, il suo significato ultimo da segnalare e da promuovere. Hai saputo scoprire l'aspetto formativo del giornalismo; senza ostentarlo sei stato un giornalista dal cuore teneramente umano e lucidamente riferito ai valori cristiani". Nelle parole degli amici, nei ricordi di chi lo ha amato, nel cuore di chi lo ha conosciuto resta vivo, questo è certo, il Mauro Gavinelli di sempre.

Pubblicato su "Tabloid"



Alcune immagini di Mauro Gavinelli

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